Pitture segrete

di ELENA DI RADDO
2000

“Li sogni diventan sempre/en tute le favole/una autentica passione,/una ebrezza de magia a tempo de core” recita il cantastorie alla principessa, chiusa con il suo dolce sorriso nel giardino incantato della primavera. La storia racconta di principi e di draghi, di soldati e di fiori profumati e come in ogni storia al dolore si alterna la felicità, all’inizio travagliato il lieto fine, ma questa storia raccolta tra le carte scritte da un autore anonimo da Riccardo Paracchini nel libricino “Piccolo Fiore” non finisce mai, dietro ad ogni finale ricominciano le avventure. Questo libro, dato alle stampe e depositato nella biblioteca comunale di Como, ma entrato anche via internet nelle case di molti amici, riassume il senso di tutto il suo lavoro: la fiducia nel sogno, l’idea romantica del fare arte (le pagine del libro, stampate secondo il carattere originario dei testi antichi, sono intervallate da fiori veri, raccolti da persone diverse).

Paracchini un giorno ha deciso “di fare un lavoro che non piacerà a nessuno” perché è un lavoro fuori dal tempo, che aspira più alla lentezza della vita contemplativa che alla frenesia dell’uomo moderno. E così sono nate le sue principesse, le sue madonne, i suoi angeli: creature che vivono nella dimensione dell’arte, che non conoscono la corruzione del tempo, pur provenendo dal tempo presente. Le creature angelicate, quasi stilnoviste, delle piccole tavole di Paracchini sono tratte in realtà da immagini pubblicitarie. Non sono donne particolari, ma il simulacro della donna contemporanea costruita dall’immaginario maschile e dal sogno della bellezza da fitness: corpi vestiti di trasparenze o intriganti bikini, corpi nudi, o, meglio, vuoti, privi di vita e di forma interiore. L’artista interviene su queste immagini inserendole in uno spazio blu o, talvolta, rosa e procede alla “vestizione” dei corpi delle fanciulle con il colore bianco, un po’ come faceva Yves Klein coprendo la tela e gli oggetti con il blu, ma facendo dell’operazione concettuale solo il punto di partenza di un’azione puramente pittorica. Di questa arte, per qualcuno oramai obsoleta, egli rivaluta il valore antico, quello cioè di trasformare la realtà dotandola di nuova vita e significato.

Recuperando la funzione moralizzatrice delle pitture sacre medioevali egli stratifica sull’immagine fotografica pittura, sentimenti ed emozioni, aggiungendovi un senso che va oltre l’oggettualità e la materialità. “L’arte non pensa in maniera logica, né formula una logica del comportamento, essa esprime un certo suo proprio postulato di fede” scriveva Andrej Tarkovskij, il regista che nel suo monaco-pittore Andrej Rublëv ha dipinto l’emblema dell’artista in cerca dell’assoluto. Anche Paracchini crede nella pittura come mezzo per raggiungere l’assoluto, per entrare più profondamente nella verità delle cose, per interrogarsi sul senso dell’Uomo. La via per avvicinarsi a questi misteri è rappresentata dall’immagine della Donna, creatura misteriosa, animale e spirituale, Madonna e Maddalena allo stesso tempo, soprattutto creatura attraverso la quale Dio ha manifestato all’umanità se stesso, in cui l’Uomo si specchia e si riconosce. Il mistero della nascita è uno dei temi più frequenti nella serie “Storie sulla pittura”, iniziata nel 1996, insieme a quello degli angeli e delle Madonne annunciate o con il bambino.

Da qualche tempo è entrato a far parte del suo immaginario pittorico anche la “natura morta”, altra forma artistica dimenticata nel passato dell’arte. Ma si tratta di oggetti floreali che nascono, sempre, da immagini di fanciulle e che, quindi, mutando una felice espressione di Nabokov, sono “cose trasparenti”, inducono a sprofondare nella loro immensità, che è poi l’infinito dell’essere umano.

Queste piccole tavole, che ora si estendono anche alle grandi dimensioni, nascono dalla suggestione delle antiche icone. Partono quindi da un racconto svolto attraverso immagini semplici, simboli di una realtà universale e di un mondo carico di spiritualità. La lettura di favole e di vite esemplari, l’ascolto di canzoni o, semplicemente, l’osservazione curiosa di eventi quotidiani e circostanze particolari sono il punto di partenza da cui nasce l’opera che si arricchisce nel suo farsi di significati che attingono al “dentro” delle cose e all’essenza della pittura stessa: la possibilità di concretizzare i sogni. In un messaggio e-mail che ho ricevuto Riccardo trascrive una canzone di Carmen Consoli: “Sento che non ho un sostegno sicuro/forse prima o poi perderò’ l’amore /per le piccole cose/l’odore di un novembre che muore”. Qualche giorno dopo mi scrive di aver pensato a una fanciulla sui pattini: “Balla come un angelo. Ma non vuole più essere un angelo”. Probabilmente è una di quelle fanciulle vestite di bianco che affiorano dal blu dello spazio assoluto delle sue pitture.

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