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15-16 anni

Una serie di testi, scritti da alcune studentesse di 15-16 anni, del liceo artistico Preziosissimo Sangue di Monza.

2002

 

di LAURA MATEGAZZA

Questi lavori rappresentano la realtà umana in rapporto con Dio, con il soprannaturale. Sono fondamentali il colore bianco e blu che simboleggiano la purezza, come altrettanto importante è il non disegnare le teste. Questo ci aiuta a non soffermarci sull’aspetto esteriore della faccia, bella o brutta, ma ci fa ragionare sui movimenti, sulle pose e i gesti delle immagini. In una di queste tavole, intitolata “Senza titolo” (Maria e l’Angelo dialogano sui Massimi Sistemi), notiamo che l’Angelo ha un volto mentre Maria ne esibisce solo metà; questo simboleggia che l’Angelo, creatura divina, è perfetto e completo, mentre Maria non è che un essere umano incompleto, ma in via di formazione, a metà tra mortale e divino. Anche l’assenza del titolo, o meglio la presenza del “Senza titolo”, fa riferimento a quell’incompletezza che ha l’uomo e che lo rende diverso da Dio.

 

di FEDERICA CIMOSO

I disegni suscitano una grande emozione. Questo è dovuto al contrasto dei colori, alle tonalità calde e fredde che fanno risaltare la morbidezza delle figure, composte con un attento lavoro di ritaglio pittorico. Sono figure sempre in primo piano, a tal punto che non necessitano di mostrare le caratteristiche del volto, che lascia a noi immaginare. Osservando attentamente, ciò che in un primo momento sembra essere semplice e semplificato, si rivela molto emozionante e ricco di implicazioni.

 

di SELENE TUNESI

Non tutto quello che è indefinito non può essere giusto. Non è l’incompletezza che rende le “cose” sbagliate. La sintesi può essere una soluzione.

 

di BENEDETTA RONCALLI

Non so perché ma quell’artista mi piace, e parecchio. Quelle mani e quei piedi che raramente colpiscono l’osservatore divengono la caratteristica principale di quel corpo. Mani piccole, timorose, racchiuse e timidamente appoggiate sul corpo; piedi protesi in chissà quale passo, verso dove, e nascosti da quei vestiti così informi e uniformi. La testa… scompare, l’espressione… resta chissà per quale processo di omologazione. La testa è scomparsa forse per quella identificazione della massa di cui tanto si parla, di cui si critica ma che è sempre esistita. Quella stessa identificazione che gli artisti studiano e alla quale sfuggono o si rivolgono per criticare. Rimane comunque particolarmente interessante il contrasto: manca l’espressione del viso, ma l’espressività rimane.

 

di SILVIA OMATI

Le opere di Riccardo provocano un’impressione violenta, per la mancanza della testa nei personaggi. Forse però questo è positivo. Si può osservare una corrispondenza-dialogo tra i due colori utilizzati: il bianco è come un raggio di luce che attraversa un cielo senza fine, un bianco trasparente che nell’azzurro è come se fosse l’anima. Importante limpidezza e purezza che aspetta ognuno di noi.

 

di ALICE MANDELLI

Religione, non oserei dire rivoluzionata, bensì/anzi ritagliata. Ritagli di tempo moderno incollati nei blu e vestiti di bianco. Quello che erano prima (insipide foto di giornali patinati consapevoli della loro condanna al macero… sperando il riciclo), ora non lo sono più. Adesso gli è stata data un’anima e la tengono stretta nel loro abito candido.